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igiene orale

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Nozioni essenziali di igiene orale

 

La cattiva igiene della bocca contribuisce notevolmente al sorgere di disturbi gengivali. È dimostrato che se un individuo con denti e gengive sane smette di rimuovere la placca, le gengive si ammalano nel giro di dieci-ventuno giorni. Se non vengono rimossi accuratamente entro ventiquattro ore, i residui prodotti dai batteri causano irritazione e infiammazione delle gengive, che diventano rosse, gonfie e doloranti.

 

Oltre che per prevenire i disturbi gengivali, il controllo della placca è importantissimo anche nel processo di guarigione dopo interventi sulle gengive o sulle ossa. È stato dimostrato che, a parità di tutte le altre condizioni, dopo un’operazione le gengive restano sane per anni se si mantiene una buona igiene orale, mentre trascurando le norme igieniche si hanno ricadute e si rendono necessari nuovi interventi.

 

Per un controllo efficace della placca è necessario prendere provvedimenti specifici per prevenirne l’accumulo. La rimozione meccanica, effettuata con spazzolino, filo interdentale e dentifrici specifici, si è dimostrata il metodo più affidabile.

 

Praticare regolarmente una buona igiene orale è la cosa più importante che ognuno di noi possa fare per i propri denti e gengive.

 

Per lavarsi i denti come si deve, oltre a usare correttamente lo spazzolino, è necessario sceglierlo e conservarlo con cura. In commercio ne esistono molti tipi, di dimensioni, forma e lunghezza diversa. Non ne esiste un modello consigliabile a tutti, ma in generale sono preferibili le setole medie. Se usate uno spazzolino normale, scegliete un modello con un’impugnatura comoda. Quelli con la testa piccola sono preferibili perché arrivano più facilmente in tutte le parti della bocca. Lo spazzolino andrebbe cambiato una volta al mese o non appena le setole si piegano o cominciano a sfilacciarsi.

 

Nell’uso dello spazzolino, l’accuratezza conta più della forza con cui si spazzola. Il segreto sta nel metterci tutto il tempo necessario. Sarebbe bene lavarsi i denti dopo ogni pasto, meglio mezz’ora dopo aver mangiato; in ogni caso, è meglio lavarsi i denti a fondo una volta al giorno che in fretta e malamente tre o quattro volte. Dedicate almeno tre minuti a questa operazione e fate attenzione a pulire tutte le facce di tutti i denti: quella esterna (lato guance), quella interna (lato lingua e palato) e quella di masticazione.

 

 

 


Le più comuni malattie dei denti causate da una cattiva igiene orale

 

·         Alito cattivo (alitosi)

L’alito cattivo può essere dovuto a disturbi gengivali, carie, disidratazione, disturbi digestivi causati da cattiva alimentazione, consumo di alcolici, fumo e ad alcune malattie sistemiche. Il fatto di svegliarsi la mattina con l’alito cattivo è dovuto soprattutto alla disidratazione: durante il sonno il metabolismo rallenta, il flusso di saliva diminuisce e acidi e altri residui subiscono un processo di putrefazione. Per questo è così importante lavarsi con cura i denti prima di andare a dormire. Il dentista e l’igienista consigliano anche l’uso di collutori specifici. Per ridurre il rischio di alitosi dovuta a problemi della bocca bisogna curare denti cariati e disturbi gengivali e seguire le norme di igiene orale quotidiana. Un’altra raccomandazione quando ci si lava i denti, consiglia di spazzolare un po’ anche la lingua, in quanto i batteri che vi si accumulano provocano alito cattivo.

·         Carie dentaria (lesioni da carie)

La carie è una malattia causata da batteri che colpisce tutte le strutture o strati di un dente. Nel mondo occidentale è la malattia più diffusa in assoluto. Quando l’ambiente orale diventa troppo acido, i cristalli dello smalto, che costituiscono lo strato più superficiale dei denti, perdono ioni calcio e potassio. Se le condizioni di acidità persistono, i batteri producono tossine favorendo l’adesione alla superficie dei denti di residui di cibo e batteri (placca).  La placca induce un’ulteriore demineralizzazione dello smalto e la formazione della carie. Se la perdita di minerali continua, la superficie dei denti comincia a disintegrarsi e la carie penetra più in profondità. Se invece la demineralizzazione cessa e vengono depositati nuovi minerali, la carie smette di crescere e in un certo senso regredisce.

·         Disturbi gengivali o parodontopatie

Le gengive sono i tessuti che circondano i denti e, insieme all’osso alveolare e ai legamenti che li sostengono, costituiscono il periodonto. Con il termine disturbi gengivali o parodontopatie si indicano una serie di disturbi a carico delle gengive e delle ossa in cui sono alloggiati i denti che vanno dal sanguinamento, al gonfiore, alla retrazione delle gengive e al vacillamento dei denti. Quasi l’85% della popolazione presenta, in forma diversa, questi disturbi. Le gengive sane sono sode ed elastiche, di colore variabile a seconda dello spessore. Il cambiamento di colore è proprio uno dei primi segni della periodontopatia, che si articola in tre fasi: gengivite, periodontite e periodontite avanzata. La gengivite, cioè l’infiammazione delle gengive, è la prima fase nonché la più facile da curare; è causata dalla placca, cioè dalla pellicola morbida, appiccicosa e praticamente incolore che si forma continuamente sui denti e sulle gengive. La placca non è nociva a condizione di non lasciarla accumulare, ma se denti e gengive non vengono lavati con cura almeno una volta al giorno i batteri contenuti nella placca cominciano a produrre tossine ed enzimi che infiammano le gengive. Quando sono infiammate, le gengive appaiono leggermente arrossate e gonfie e possono sanguinare mentre si lavano i denti; possono inoltre ritirarsi o ritrarsi leggermente in corrispondenza di uno o più denti. Nella prima fase della gengivite i danni sono rimediabili perché il tessuto osseo e quello connettivo che tengono fermi i denti sono ancora intatti. L’unico metodo efficace per trattare in maniera duratura i disturbi gengivali consiste nell’eliminare le cause e nel tenere scrupolosamente puliti denti e gengive.

·         Placca

La placca è costituita da un’altissima concentrazione di microrganismi che aderiscono allo smalto dei denti e crescono sfruttando gli ingredienti della saliva e di ciò che mangiamo, insieme a prodotti del loro stesso metabolismo. La presenza di questi batteri, capaci di crescere sulla superficie dura dei denti e colonizzarla, può provocare carie e disturbi gengivali che, se non vengono trattati, possono distruggere sia i denti sia le strutture che li sostengono. Una buona igiene orale praticata a casa e il ricorso regolare alla pulizia effettuata dall’igienista sono i metodi più raccomandati per tenere sotto controllo la placca.

·         Problemi endodontici

Con problemi endodontici ci si riferisce alle patologie legate alla radice , alla polpa e ai tessuti circostanti, che possono avere numerose cause. I batteri presenti nelle carie profonde o nei disturbi gengivali possono infettare o distruggere la polpa. Ciò di solito è dovuto al fatto di aver trascurato i denti e l’igiene orale. Una buona igiene orale è il migliore metodo per prevenire questo tipo di problema.

·         Retrazioni gengivali

Lo scollamento delle gengive avviene quando le gengive e l’osso si allontanano dal dente in seguito a disturbi gengivali, a una malocclusione o a un trauma. Anche l’accumulo di placca lungo il bordo gengivale e la cattiva igiene orale possono provocare lo scollamento. I batteri  contenuti nella placca emettono fluidi tossici che distruggono il tessuto gengivale.

 

 

 


Sostanze funzionali attive nel trattamento dei principali problemi dentali e gengivali

 

Premessa

 

Gli scienziati sono ormai convinti che le medicine naturali funzionano in modo olistico e sinergico: più integre e naturali, meno raffinate ed elaborate esse sono e tanto più efficaci si dimostrano.

 

Vi è poi un ulteriore punto, le medicine naturali, pur attive nel trattamento di un problema specifico, sono spesso efficaci in un ampio spettro di condizioni e raramente servono a risolvere un problema singolo.

 

Altra caratteristica estremamente importante è l’elevata tolleranza delle sostanze naturali che, se usate in modo corretto e attento, non presentano effetti collaterali significativi.

 

La medicina naturale, invece di distruggere le malattie, cerca di mantenere intatto l’equilibrio biologico dell’organismo. Un forte sistema immunitario mantiene in equilibrio forze creative e distruttive, piuttosto che vedere un elemento prevalere sull’altro.

 


·         Acqua termale

Le benefiche proprietà dell’acqua termale sono ormai note da millenni e, negli ultimi anni, sono state comprovate da innumerevoli studi scientifici.   Il segreto è dentro di loro per quello che contengono e per come lo contengono.

 

Queste acque risultano più complesse di quanto sembrino e rivelano, nella loro attività, alcune caratteristiche e paradossi ancora non del tutto spiegati:

o   Un’acqua termale si rivela, di solito, molto più efficace di quanto comporterebbe la quantità di elementi biologicamente attivi in essa presenti;

o   Soluzioni artificiali con la medesima composizione chimica, a parità di dosi, non hanno gli stessi effetti biologici delle acque naturali imitate;

o   Nei confronti di una qualsiasi preparazione galenica simile, un’acqua termale offre superiore maneggevolezza e ottima tollerabilità.

 

Così si esprime Federici nel suo testo di Idrologia medica:”…le risposte dei vari tests biologici cimentati con acque naturali, si distinguono soprattutto per una maggior armonia e fisiologicità, rispetto a quelle ottenibili con le soluzioni artificiali corrispondenti, le quali appaiono brusche, irregolari e modeste…”

 

Le proprietà più interessanti delle acque termali vanno attribuite a certi elementi presenti in traccia. E’ risaputo infatti quanto siano numerosi questi elementi in tali acque e per alcuni sono ben note le proprietà catalitiche o di sinergismo farmacodinamico nei riguardi di altre sostanze.

 

L’acqua termale ricca di sali minerali e oligoelementi ha un effetto lenitivo e purificante, potenzia l’attività delle altre sostanze presenti e favorisce i processi di adsorbimento e assorbimento.

 

I prodotti a base termale agiscono senza aggredire e senza alterare il pH fisiologico; gli oligoelementi e i minerali naturali presenti in essi riescono ad agire sull’organismo riequilibrando e stimolando il metabolismo cellulare.

 

¨ Breve bibliografia sull’argomento &

 

1.     Atti 7 giornate mondiali del Termalismo e conferen. Permanente dell’O.M.Th., Verona 22-25/5/1987

2.     Bracchetti D., Serofilli A., Valenti G. – “influenza della balneoterapia salsobromoiodica sul sistema neurovegetativo” – Termalismo Soc., anno II, fsc.2, p 131-140, 1965

3.     Cozzi F. – “Terapia termale e metabolismo osseo” – Doctor 9, n° 16, p 92-93, 1991

4.     Federici P.C. – “Sintesi di idrologia medica dai prolegomeni” – Quaderni di Idrologia della Cattedra di Idrologia Medica dell’Università di Parma, Casa Editrice Oppici, Parma, 1982

5.     Gamble – “Chemical Anatomy, Physiology and Patology of Extracellular Fluid” – IV ed., Harvard University Press, 1954

6.     Guidi G. – “Acque Salsoiodiche” – p 976-1023 del II Vol., Trattato di Idroclimatologia Clinica, 2 Vol., Cappelli Ed., Bologna, 1951

7.     Guglielmi G. – “Sistema endocrino e cure termali” – Clin. Term., Ott-dic 1953

8.     Legrain M. – “L’homme et l’eau” – Presse T.C., 116, n.1, 1-5, 1979

9.     Lorenzini P. – « La terapia idrotermale dei processi infiammatori cronici e dei postumi infiammatori » - III giornate intern., II vol., Salsomaggiore 1962, Centro Studi Terme di Salsomaggiore, Vol. II, Tip. T. Mattioli, Firenze, 1964

10.   Meoni C. – “Compendio di Idrologia Medica”- Zambon Ed., 1962

11.   Messina B. – “Cure Termali e cinesiterapia” – Clin. Term., mag-giu, 1964

12.   Messini M. – “Trattato di Idroclimatologia Clinica” – 2 Vol., Cappelli ed., Bologna, 1951

13.   Mian E. – “Riferimenti dell’assorbimento cutaneo in Medicina Termale” – 53° Congresso Nazionale AMIITTF, Viareggio, Massa, Montecatini, 1986

14.   Obel P. – “Thalassothérapie en médicine” – Presse Therm. Et Clim., 4, 122, 1985

15.   Serofilli A. – “La fangobalneoterapia” – Piccin ed., Padova, 1994

 

 

 

 


·         Propoli

Il propoli è una sostanza resinosa che le api raccolgono da alberi e piante. La resina, portata nell’alveare, viene poi aggiunta ad altre sostanze, in particolare cera, e trasformata in ciò che conosciamo come propoli.

La parola propoli, che sembra sia stata coniata da Aristotele, deriva dal greco pro (davanti) e polis (città), quindi significa davanti alla città e, per estensione, difensore della città. Il propoli è stato usato dall’uomo come medicina fin dal tempo degli antichi Egizi.

I cinque componenti essenziali del propoli sono: resine (~45-55%), cere e acidi grassi (~25-35%), oli essenziali (~10%), polline (~5%), altri composti organici e minerali (~5%). Le resine sono molto ricche di flavonoidi, composti che si trovano dappertutto nel mondo vegetale e a cui i ricercatori attribuiscono in gran parte l’attività medicamentosa del propoli. Se prendiamo in considerazione le sue proprietà farmacologiche, vedremo che i batteri non vengono semplicemente distrutti o eliminati, come si ottiene per altre vie attraverso antibiotici sintetici. L’azione del propoli si esplica piuttosto circondando, neutralizzando e disarmando i germi ostili.

Gabrys, un ricercatore polacco, ha rintracciato nel propoli 16 amminoacidi presenti in percentuali superiori all’1%. Sul totale degli amminoacidi presenti, arginina e prolina da sole rappresentano oltre il 45%. A questa presenza e al ruolo svolto dall’arginina nello stimolare la produzione di acido nucleico, Gabrys attribuisce la capacità del propoli di stimolare la rigenerazione dei tessuti.

Il ruolo del propoli nel trattamento dei disturbi dentali, in particolare quelli causati da infiammazioni delle gengive, ulcere ed erosioni del cavo orale, nonché da gengive e altri tessuti del cavo orale sanguinanti a causa di infezioni è così spiegato dal Dr. Havsten, rettore dell’Università di Kiev e autore di numerose pubblicazioni in merito:”l’azione dei bioflavonoidi del propoli è quasi identica a quella dell’aspirina. Essi bloccano lo stesso enzima. Ma il propoli ha il vantaggio che non ha effetti collaterali. Ad esempio, nel caso del mal di gola causato da mucose infiammate e infette, i bioflavonoidi del propoli bloccano la costruzione di prostaglandine (che causano il dolore). I flavonoidi bloccano gli enzimi che cercano di rompere la membrana cellulare, impedendo così al processo infiammatorio di innescarsi. Ma c’è un altro effetto benefico. I bioflavonoidi stimolano la formazione di enzimi per fortificare le pareti dei vasi sanguigni delle gengive. In questo modo abbiamo un attacco bifronte o multifronte alle aree malate della bocca.” Le espressioni chiave sono dunque bloccare, sigillare, circoscrivere, rafforzare e ricostruire. I bioflavonoidi all’interno dell’organismo sembrano avere una funzione protettiva generale. Le capacità del propoli e in particolare di alcuni suoi componenti di inibire il processo infiammatorio sono state recentemente confermate anche da una ricerca svolta in collaborazione tra Scuola Medica di Slesia, Istituto Nazionale della Sanità del Giappone e Università Ebraica di Gerusalemme e da una ricerca svolta presso l’Università di Oxford.

 

Il propoli è stato usato per curare il mal di denti per centinaia di anni e si è guadagnato una considerevole reputazione nella cura dei problemi dentali, nonché di stomatiti, gengiviti e riniti. Oltre a curare la natura infiammatoria di questi disturbi, il propoli agisce anche da anestetico riducendo il dolore in bocca.  Forse per questo motivo o forse perché l’effetto del trattamento è relativamente semplice da identificare, è questa una delle aree in cui maggiormente sono state svolte ricerche cliniche.  Nel 1980 il Dr. Schmidt svolse un esperimento in doppio cieco su un collutorio a base di propoli. Lo studio dimostrò che i pazienti con gengivite e altre malattie dentali mostravano un marcato miglioramento dopo quattro settimane di uso del collutorio, messo in evidenza dal livello di formazione della placca e di infiammazione delle gengive. Nello stesso anno, alcuni ricercatori tedeschi22, in uno studio sullo sviluppo di placca e gengiviti, scoprirono che il propoli può essere un utile supporto all’igiene orale. Nel 1989 il Dr. Gafar usò il propoli per trattare problemi cronici della cavità orale confrontando i suoi effetti con quelli di altri prodotti usati nell’igiene dentale. Egli scoprì che il propoli era efficace nel trattare infiammazioni delle gengive e delle mucose orali, nonché nel far cicatrizzare perfettamente le ferite. Nel 1990 uno studio raccomandava l’uso del propoli per le sue proprietà anestetiche e rigeneratrici del tessuto osseo, mentre nello stesso anno, un altro studio dimostrò che una pasta formata da propoli e ossido di zinco usata per otturare un dente aumentava la produzione di dentina stimolando anche la demineralizzazione dell’osso. In uno studio pubblicato nel 1995, il Dr Wander riporta le esperienze di un crescente numero di colleghi che utilizzano il propoli per trattare ulcere orali, traumi dentali, ulcere dolorose originate da herpes e da altri fattori. Secondo Wenders le ulcere guariscono in pochi giorni, allo stesso modo si trattano le infiammazioni periodontali e raccomanda l’uso del propoli come collutorio e per rinfrescare l’alito, nonché come antisettico nella chirurgia dentale.

 

¨ Breve bibliografia sull’argomento &

 

1.     Aargard, K.L. – “The Natural Product Propolis – The Way to Health” – Menton Verlag, 1974

2.     Apimondia – “A valuable product of beekeeping: propolis. Researches and views on its composition, properties and therapeutic value” – Apimondia Publishing House, Bucarest, 1975

3.     Apimondia – “Apiterapy today” - Apimondia Publishing House, Bucarest, 1976

4.     Apimondia – “New apiterapy research, Atti del secondo Simposio Internazionale di apiterapia” - Apimondia Publishing House, Bucarest, 1977

5.     Cizmarik-Macicka-Matel – “Analysis and considerations on theories concernine production of propolis” - Apimondia Publishing House, Bucarest, 1978

6.     Fearnley J. – “Propoli - l’antibiotico naturale” – Macro Edizioni, 2003

7.     Hill R. – “Propolis-Natural Antibiotic” – Thorson Press, 1977

8.     Kaal J. – “Natural Medicines from Honeybees” – Kaal’s Printing House, 1987

9.     Krell r. – “Value added products from Beekeeping” – in FAO Bulletin, n°124, 1996

10.   Makashvii Z.A. – “The History of Propolis” - Apimondia Publishing House, Bucarest, 1978

11.   Mansfield P. – “New Medicine for Old” – Good Health Keeping, 1994

12.   Munn P. (a cura di) – “Beeswax and Propolis for pleasure and profit” – International Bee Research Association, 1998

13.   Vosnack M. – “The Miracle of Propolis” – Thorson Publishers, 1978

14.   Wade C. – “Propolis: Nature’s Energizer. Miracle healer from the beehive” – Keats Publishing Inc., 1983


·         Semi di pompelmo (GSE)

 

Contrariamente a numerosi rimedi naturali finora conosciuti, l’estratto di semi di pompelmo non ha una tradizione consolidata alle spalle. È una sostanza nuova i cui effetti e le cui applicazioni sono state scoperte per caso nel 1980 dal Dr. Harich, fisico e immunologo specializzato nella ricerca di rimedi naturali. Egli scoprì che nei semi di pompelmo si nascondeva una sostanza che era più efficace e meno nociva di ogni altro antibiotico conosciuto. Le ricerche effettuate da una serie di istituti rinomati - tra cui: Istituto Pasteur  (F); Istituto di Microecologia di Herborn (D); Brighman Young University (USA); Università dell’Arkansas (USA); Dipartimento Americano dell’Agricoltura; e molti altri – rivelarono uno spettro d’azione inaspettatamente ampio. Si scoprì che l’estratto di semi di pompelmo neutralizzava non solo i virus e i batteri ma anche i lieviti, altri tipi di funghi e i parassiti. L’effetto degli antibiotici convenzionali si limita invece solo ai batteri.

I semi del pompelmo contengono soprattutto bioflavonoidi, naringina e altri composti polifenolici. L’estratto viene generalmente ricavato dai semi e dalle membrane del frutto trasformati in un fluido altamente acido. Durante questo processo, i polifenoli, instabili, vengono convertiti in composti quaternari più stabili. Questi legami esercitano una potente azione limitante la proliferazione di quasi tutti i batteri, dei funghi, dei parassiti e di alcuni virus, mantenendo una tossicità estremamente bassa nei confronti dell’uomo, come è stato dimostrato in numerose analisi di laboratorio e in serie di tests. Al contrario, alcuni composti quaternari sintetici come il cloruro di benzetonio e il cloruro di benzalconio impiegati industrialmente come antimicrobici risultano tossici per la vita animale. Ipotesi sul meccanismo d’azione del GSE sono state formulate dal Dr. Wyatt e dal Dr. Sung-Hwan che hanno osservato la disattivazione delle membrane citoplasmatiche e ritengono che l’assorbimento microbico del GSE alteri la membrana cellulare (l’involucro che avviluppa le cellule viventi) inibendo le attività enzimatiche. I principi attivi dell’estratto portano alla disorganizzazione della membrana citoplasmatica, che impedisce l’assorbimento degli amminoacidi e permette contemporaneamente la fuoriuscita di parti di cellule a basso peso molecolare. Detto in parole semplici, il microrganismo “muore di fame”, “muore dissanguato”. L’agente patogeno viene così inattivato e ucciso. Quello che colpisce inoltre tutti i medici che hanno sperimentato l’estratto di semi di pompelmo è, oltre all’alta efficacia, l’elevato grado di tollerabilità da parte dei pazienti come riporta anche il Dr. Garland: ” questa particolare sostanza ha qualcosa di unico. Non sappiamo con esattezza in quale modo agisca, ma è certo che non presenta effetti collaterali. Ha il grande vantaggio di essere molto sicura”.

I numerosi studi sull’effetto germicida dell’estratto fanno del GSE un conservante ideale che, oltre ad eliminare possibili effetti collaterali negativi dei conservanti di sintesi, non solo aumenta in modo sorprendente la conservabilità dei prodotti cosmetici, ma sembra anche rafforzare l’azione di numerosi principi attivi con cui viene associato.

Le forti proprietà antibatteriche ne fanno un ottimo coadiuvante nel trattamento di infiammazioni gengivali, sovente causate dai batteri che comportano un accumulo della placca, la cui eccessiva formazione provoca il ritiro delle gengive. Il GSE è efficace anche per la cura delle piccole lacerazioni che così spesso fanno la loro comparsa sulle gengive e sul lato interno delle labbra. La straordinaria capacità purificante del GSE è impiegata con successo nei prodotti destinati alla cura orale come dentifrici, soluzioni per risciacqui della bocca e per la pulizia delle gengive.

 

¨ Breve bibliografia sull’argomento &

 

1.     Alternative Medicine Digest – “Grapefruit Seed Extract - A Multipurpose Natural Antibiotic?” – (Natural Pharmacy), USA, Issue n° 22, 1994

2.     George M, Pandalai K.M. – “Investigations on plant antibiotics. Part 4” – Journal Med. Research, n° 37, 169-181, 1989

3.     Ionescu, Kiel, Wichmann-Kuz, Williams, Baum, Levine – “Oral Citrus Seed Extract in Atopic Eczema: in Vitro and in Vivo Studies on Intestinal Microflora” – Journal of Orthomolecular Medicine, Vol 5, n° 3, 1990

4.     Krehl P. – “Citrus in health and disease” – Univerity Press of Florida, 1989

5.     Kushner-Resnice  - “Grapefruit Seed Extract – Natural Antibiotic” – East-West-Nat. Health Magazine, p 37-39, jan/feb 1992

6.     McKenna Dr. J. – “Alternatives to Antibiotics” – Gill & Macmillan Ltd., Doublin, 1996

7.     Nagy S., Shaw P.E., Veldhuis M.K. – “Citrus Science and Technology” Vol. II, Avi Publishing Co. Inc., 1997

8.     Naturecure, News - “The healing power of Grapefruit Seed – A natural antibiotics?” – Natures Way, Kilkenny (IRL), Vol. 6, Issue 1, 1997

9.     Pereira R.B., Manchini F.J. – “Antioxydante activity evaluation of citrus fruits seeds” – Cien. Technol. Aliment., 14 (2), pp 179-167, 1994

10.   Reuter W., Webber H.J., Batchelor L.D. – “The citrus industry”, Vol. 1, University of California, 1976

11.   Sachs Dr. A. – “The authoritative guide to grapefruit seed extract – A breakthrough inalternative treatment for colds, infections, candida, allergies, herpes, prasites and many other ailments“ – Life Rhythm, Mendocino, CA, USA, 1st. edition 1997

12.   Sachs Dr. A. – “Grapefruit seed extract – A revolution in germ control“ – To Your Health Magazine, USA, Issue apr/may 1993

13.   Sharamon S., Baginski B.J. – “Le virtù terapeutiche dei semi di pompelmo – Dal Citrus paradisi i più validi rimedi contro infezioni, micosi, allergie” – Tecniche Nuove, 2001

14.   Skolnick Dr. M. – “Grapefrui seed extract“ – The Trend Journal, Vol I, n° 1, p 3, The Trend Research Institute, USA, Winter Report 1992

15.   Tanner M. – “Experiences with grapefrui seed extract” – The Aisling Foundation, Bantry (IRL), 1st release Spring 1997

16.   Vucovic L. – “Treating common health problems naturally; Consumer guide to women’s health” – Natural Health, Vol 24, n° 4, p 86, East West Partners, USA, 1994

17.   Wright B., Wright C. – “Grapefruit Seed Extract – A natural Antibiotic” – Beyond Nutrition (Magazine), Burwash Common, East Sussex, 1994


·         Olio di Tea Tree (Melaleuca alternifoglia)

 

L’olio di Tea Tree è l’essenza, prodotta per distillazione, delle foglie di Melaleuca alternifoglia, la melaleuca medicinale. Questo albero cresce in Australia, sulla costa settentrionale del Nuovo Galles del Sud, in particolare nel bacino del fiume Richmond, nei pressi di Lismore. L’olio di Tea Tree puro è incolore o, in alcuni casi, di colore giallo pallido ed emana un odore gradevole. È una sostanza estremamente complessa, contenente almeno 48 composti organici, di cui i più importanti sono terpineni, cimeni, pineni, terpineoli, cineolo, sesquiterpeni e alcol sesquiterpenici. È interessante notare che nessuna di queste sostanze è particolarmente efficace di per sé: è come se tutti i componenti dell’olio operino in sinergia, per dar luogo a un’azione terapeutica la più efficace possibile. Proprietà terapeutiche più efficaci sembrano essere legate all’olio di Tea Tree con maggiore percentuale di terpinene-4-olo. Questa varietà è caratterizzata da migliori virtù battericide e antimicotiche, e sembra inoltre ridurre l’incidenza di irritazioni.

Gli alberi che producono la qualità più raffinata di olio di Tea Tree crescono nella splendida e remota regione paludosa lungo il Bungawalbyn Creek, ne’impressi di Ballina, sull’estrema costa settentrionale del Nuovo Galles del Sud. In questa zona, la coltivazione delle sole specie più sofisticate garantisce sempre una produzione regolare di olio di altissima qualità.

Quarantamila anni fa, gli aborigeni popolavano il continente australiano in un rapporto di perfetta armonia con l’ambiente naturale.quando si ammalavano o si ferivano, riuscivano in genere a curarsi senza l’aiuto dei farmaci moderni. Gli aborigeni del Bundjalung, che vivevano nella zona nord-orientale del Nuovo Galles del Sud, lungo il Bungawalbyn Creek, erano perfettamente consapevoli delle straordinarie proprietà terapeutiche dei Tea Tree che crescevano lussureggianti nelle regioni paludose. Curavano infatti ferite, tagli e infezioni cutanee pestando le foglie dell’albero, applicandone l’estratto sulla parte interessata e infine ricoprendola con un impacco di fango caldo. I primi coloni impararono ad usarne con successo le foglie per curare ferite o infezioni e per molti anni, l’olio di Tea Tree fu quindi un antisettico naturale molto diffuso e apprezzato. Negli anni Trenta l’olio di Melaleuca alternifolia, noto allora con il nome di Ti-trol o, in sospensione acquosa, di Melasol, fu scientificamente riconosciuto e prescritto con successo dai dentisti di tutto il mondo per curare la piorrea, le gengiviti, l’incappucciamento pulpare, le emorragie gengivali e le infezioni rinofaringee. Durante la seconda guerra mondiale l’olio di Tea Tree era considerato prezioso a tal punto che i raccoglitori e i produttori furono esonerati dal servizio militare. Tutte le scorte di olio di Tea Tree furono requisite per far fronte alle esigenze di guerra e l’olio fu sottratto alla commercializzazione per numerosi anni consecutivi. I produttori, tuttavia, non riuscirono a far fronte all’enorme domanda e la ricerca mise a punto germicidi sintetici alternativi. Benché questi ultimi fossero meno efficaci dell’olio naturale, grazie alla maggiore disponibilità lo rimpiazzarono completamente. Dopo la fine della guerra, l’olio puro di Melaleuca alternifolia era quasi impossibile da trovare. Quando a partire dagli anni sessanta tornarono in auge i prodotti naturali, si preparò il terreno per la riscoperta dell’olio di Tea Tree. È interessante notare che i moderni produttori utilizzano tuttora il tradizionale metodo di distillazione dell’olio in una distilleria a vapore alimentata da fuoco a legna.

L’olio di Tea Tree si è dimostrato particolarmente efficace nel rimuovere la placca aiutando a tenere puliti i denti, è apprezzato per il gusto fresco che aiuta ad eliminare l’alitosi, nonché per la capacità di rendere i denti più bianchi.molti odontoiatri hanno riportato l’uso dell’olio di Tea Tree per la disinfezione delle cavità dentali, dei canali settici, come preparato per la devitalizzazione e per la prevenzione di infezioni a seguito di estrazioni o altri interventi odontoiatrici. Nel 1987 il Dr. Walsh del Department of Social and Preventive Dentistry dell’Università di Queensland, con il collega Dr. Longstaff, microbiologo, in uno studio per determinare l’efficacia dell’olio di Tea Tree contro un’ampia varietà di agenti patogeni orali e non, scoprì che esso possiede notevoli proprietà antimicrobiche, soprattutto contro gli organismi anaerobi e microaerofili, e inibisce la crescita di una serie di organismi ritenuti tra i principali responsabili della periodontite negli adulti.

 

¨ Breve bibliografia sull’argomento &

 

1.     Basset, Pannowitz e Barnetson – “A comparative study of tea-tree oil versus benzoylperoxide in the treatment of acne” – The Medical Journal of Australia, ott. 1990, vol 153, 455-58

2.     Beer, Christopher – “Australian Tea Tree Oil” – Nature and Health, vol. 6, n° 3, 1985, 3-6

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5.     Druny S. – “L’olio di Tea Tree, Le proprietà terapeutiche di Melaleuca alternifolia” – Tecniche nuove, 2003

6.     Garnero M.J. – « L’huile essentielle de Tea Tree d’Australie » - Phytotherapy, sett. 1985, n. 15, Parigi,

7.     Goldsborough R.E. – « Ti-Tree Oil » - Manufacturing Chemist, feb. 1939, 57-60

8.     Guenther E. – “Australian Tea Tree Oils” – Perfumery and Essential Oil Record, sett. 1968

9.     Guenther E. – “Tea Tree Oils” – Soap and Sanitary Chemicals, ago/set 1942

10.   Holland E.H. – “Results of a series of investigations carried out on the Germicidal, Disinfectant and Bacteriostatic action of Melasol (Melaleuca alternifolia)” – Sydney University, 1984

11.   Lassak E. – “Australian Medical Plants” – Methuer, Sydney, 1984

12.   Laakso P.V. – “Fractionation of Tea Tree Oil (Melaleuca alternifolia)” – Scientiae Pharmaceuticae, 25:485, 1966

13.   Low D., Rowal B.D. e Griffin W.J. – “Antibacterical Action of the Essential Oils of Some Australian Myrtaceae” – Planta Medica, 26:184, 1974

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